La percezione del lupo nell’occidente dall’antichità all’attualità

Di recente l’Unione Europea ha deciso di permettere di nuovo la caccia al lupo, diminuendo il suo status da “strettamente protetto” a semplicemente “protetto”. Ciò aumenterà le possibilità di abbattere senza conseguenze questi animali colpevoli solo di comportarsi come la natura esige da loro. Dopo gli orsi del Trentino, ora sarà il lupo ad essere perseguitato con la scusa di dover difendere le greggi ma in realtà solo per lo svago dei cacciatori.

Si ritorna ancora una volta alle fiabe per bambini, dove l’antagonista per eccellenza è un Lupo Cattivo, un personaggio che fin dall’antichità ricopre un ruolo negativo, come troviamo scritto nell’antica favola Al lupo! Al lupo! del favolista greco Esopo, ne Il lupo e l’agnello del romano Fedro per poi arrivare alle ben più famose fiabe dei fratelli Grimm, come Cappuccetto Rosso o Il lupo e i sette capretti. In due di queste favole e fiabe troviamo anche la figura del Cacciatore, mostrato come un eroe e salvatore.

In realtà il lupo non ha avuto solo una fama negativa: rispettato per la sua forza e per la fedeltà al branco, al tempo in cui le popolazioni umani erano ancora formate da famiglie di cacciatori, il lupo non era un nemico ma un “rivale”, non odiato ma temuto ma soprattutto rispettato per la sua abilità predatoria e per la sua lealtà al branco. Lupi e uomini avevano in comune il dover cacciare per sopravvivere e sostentare la famiglia.

Quando l’uomo cessò di vagare diventando un sedentario agricoltore e pastore, fu allora che il lupo divenne il suo più grande avversario, in quanto predatore non solo della normale selvaggina ma anche degli animali da allevamento, e cominciò a demonizzarlo trasformandolo in un mostro e in un demone: con Esopo comparve il Lupo Cattivo come antagonista delle favole, e nella mitologia greca la figura del Licantropo, una persona trasformata in bestia e quindi condannata ad essere cacciata.
Il primo licantropo di cui si parla nel mito è Licaone, re dell’Arcadia, che venne trasformato da Zeus in lupo per avergli offerto carne umana per cena dopo avergli concesso l’ospitalità.

Come mostrato anche nel Satyricon di Gaio Petronio, dove la trasformazione in lupo mannaro viene descritta per la prima volta, anche nell’Impero romano era diffuso il mito del licantropo, ma il lupo qui aveva una fama molto più positiva: la Lupa Capitolina aveva allattato i due gemelli Romolo e Remo, capostipiti della stirpe romana, diventando una sorte di animale totemico per la città-stato che da lì a qualche secolo avrebbe dominato la penisola, come dimostrato dal fatto che nell’esercito di Roma coloro che portavano le insegne, i vexillifer, indossavano una pelle di lupo e ogni 15 febbraio si festeggiavano i Lupercalia. Il suo simbolo era opposto a quello delle popolazioni italiche, il cui nome (secondo una delle teorie) derivava da viteliu, vitello, come mostrato durante la guerra sociale in cui gli italici, in guerra contro Roma che rifiutava di dare loro la cittadinanza, si ribellarono, crearono una loro capitale e batterono moneta con un toro che incornava la lupa capitolina.
Tale fama gloriosa era riscontrata anche nelle popolazioni germaniche del nord prima (basti pensare ai numerosi nomi che derivano etimologicamente dalla parola lupo) e in quelle vichinghe poi, dove come per i Romani il lupo era un animale da invocare in tempo di guerra: i berserker erano uomini capaci di tramutarsi in lupi e orsi secondo la loro tradizione.

La loro mitologia brulica di lupi, talmente capaci di distruggere gli dèi: Fenrir, il lupo gigante dotato di parola ed intelletto, il cui manto è così duro da non conoscere catena se non quella forgiata dai nani, eppure solo con il sacrificio del braccio del dio della guerra Tyr riescono a incatenarlo, mentre Skoll e Hati sono due fratelli lupi che il giorno del Ragnarok divorano sole e luna portando alla sua liberazione ed entrata in guerra in cui ucciderà niente meno che Odino, il Padre di Tutti.
In Asia e Americhe non è da meno. Sono molte le popolazioni che per dimostrare di avere un’ascendenza nobile affermano di derivare proprio dal lupo, come i Pawnee e i Mongoli, la cui religione maggioritaria, il Tengrismo, ha nel lupo uno dei suoi simboli più potenti, e da ciò deriva il nome dei Lupi Grigi, gruppo terrorista responsabile dell’attentato nel 1981 a Papa Giovanni Paolo II e che l’estate scorsa è salito alla ribalta per il gesto del giocatore turco Merih Demiral, che per esultare la sua doppietta contro l’Austria ha usato il saluto del gruppo di estrema destra, gesto che gli è costata due giornate di squalifica.

Nonostante la sua importanza in molti culti, il lupo ha visto la sua immagine attuale scolpita soprattutto dalle religioni ebraica e cristiana, che ne hanno distrutto la popolarità. Nella Bibbia, sia nel Vecchio che Nuovo Testamento il lupo è descritto come simbolo di tutto ciò che c’è di sbagliato nel mondo, dai falsi profeti all’idolatria e ai vari peccati capitali, come avarizia e lussuria. Per quest’ultima viene ripresa una tradizione secondo cui la lupa romana, la stessa che aveva allattato Romolo e Remo, era in realtà una prostituta di nome Acca Larenzia, da qui il nome dei bordelli come lupanari.
I cristiani sono un gregge, quindi il lupo, l’animale che per antonomasia tende a cacciarlo, diventa il simbolo del Male, del demonio e ciò portò alla cristianizzazione del mito del licantropo che divenne una creatura maledetta da una strega o che aveva venduto l’anima al diavolo.

 Lo sterminio dei lupi perpetuato dai pastori e dai cacciatori diventa quindi una crociata legittimata dalla simbologia cristiana.

Ciò purtroppo ha appiattito l’idea del lupo nell’immaginario collettivo. Esso è sì un predatore, ma non ha come obiettivo la caccia agli animali da allevamento e pastorizia. La sua dieta è basata soprattutto sui grandi erbivori che trova nei suoi territori lontano dall’uomo.

Se un branco si spinge fino alle porte di un agglomerato urbano e prende di mira gli animali addomesticati dall’uomo, non lo fa perché è malvagio ma perché evidentemente quegli stessi uomini hanno ucciso tutte le sue prede e devastato l’habitat.

 Poi, per lavarsi la coscienza, attaccano il lupo identificandolo come mostro pericoloso che danneggia il loro bestiame e così lo uccidono in massa.

In Trentino vi è la strage di orsi, accusati di essere aumentati a dismisura dopo essere stati reintrodotti con il progetto Life Ursus; in Abruzzo il Presidente di Regione ha tentato di far abbattere centinaia di cervi considerati in sovrannumero; e ora a livello europeo si cerca di limitare il numero di lupi dando mano libera ai cacciatori, che dovranno solo assicurarsi di non sterminare il predatore.
Se invece di uccidere gli animali li spostassero in modo da riequilibrare il numero preda-predatore si eviterebbero oltre che le stragi inutili anche molte polemiche politiche.

 In un Europa sempre più di destra che riscopre la mentalità “cristiana” del gregge minacciato dai lupi che quindi vanno ridotti di numero a suon di colpi di fucile, i governi e i ministri competenti (specialmente in Italia) dovrebbero riscoprire la storia di San Francesco d’Assisi, santo patrono degli animali insieme a Sant’Antonio Abate, nonché Santo Patrono d’Italia, e la storia del Lupo di Gubbio.
La storia narra di come gli abitanti della città umbra avessero paura di uscire dalla città per timore di essere aggrediti da questo feroce esemplare che, dopo aver fatto strage di animali, era in grado persino di divorare uomini ben armati mandati a ucciderlo. San Francesco, giunto in città e saputo del fatto, contro il parere degli eugubini decise di andare a cercare il lupo, con cui ha una brillante conversazione al termine della quale il santo riesce ad ammansirlo e a convincerlo a cessare le sue razzie. Il lupo può così riappacificarsi con la città di Gubbio, che si occupa di sfamarlo quando ha fame e con cui stringe un rapporto così forte che quando alla fine l’animale muore di vecchiaia quegli stessi abitanti che l’avevano temuto poi lo piangono con enorme dolore.

San Francesco è considerato anche il patrono degli ecologisti: nella storia lui chiama il lupo “fratello” e riconosce che l’aggressività dell’animale è dovuto alla fame e non alla crudeltà.

 Questa storia è ricordata con una statua che si trova in una delle piazze di Gubbio, ma evidentemente è solo l’ennesimo monumento di cui nessuno ricorda il significato.

Nonostante tutti i lupi che muoiono investiti dalle auto o dai bracconieri, i lupi sono considerati troppo numerosi e quindi un pericolo per quell’immagine agro-pastorale a cui questo governo si ispira su modello di quello che a suo tempo tentò di costruire il regime fascista (che promulgò persino una legge che cercava di contrastare l’emigrazione dalle campagne alle città).

Questa politica del far sentire la popolazione aggredita ricorda molto la propaganda sulla guerra in Ucraina: come la Russia deve essere combattuta perché altrimenti invaderebbe l’Europa, i lupi devono essere uccisi per difendere le greggi. Per fare questo vengono ignorati i “bollettini di guerra” delle stagioni di caccia.

Il licantropo avrà anche la forma di un lupo, ma la sostanza alla fine è sempre quella dell’uomo.
Il 5 marzo scopriremo se l’Unione Europea, che dopo aver rinunciato ad essere un’oasi di pace per diventare un’industria bellica, deciderà di rinunciare anche al sostegno delle specie in via d’estinzione per diventare un paradiso per i cacciatori.

Tutte le immagini sono state create con Google Gemini A.I.
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CC BY-NC-ND 4.0 50 sfumature di lupo grigio by L'Italia, l'Uomo, l'Ambiente is licensed under a Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivatives 4.0 International License.

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